Rispetto alla perimetrazione prevista dal D.A. 475 del 1997, (Zona A-Riserva: Ha 1179,36; Zona B-Pre-riserva: Ha 1760,01; Totale: Ha 2.939,37), l’estensione della Riserva non si è modificata di molto, anche se va puntualizzato che alcune aree sono uscite dal perimetro e quindi non più assoggettate a nessun regime vincolistico, altre zone vi sono entrate, mentre alcune fasce di terra che prima ricadevano nella “zona A” sono passate in “zona B” ed altre che prima ricadevano nella “zona B” sono passate in “zona A”.
Ecco alcune osservazioni che é possibile muovere a questa nuova riperimetrazione. Osservazioni che erano valide anche per la perimetrazione e zonizzazione stabilita nel Decreto precedente:
Innanzitutto, occorre ricordare che già nel 2001, a 4 anni di distanza dall’istituzione della Riserva, Il Consiglio Comunale di Niscemi (all’epoca della giunta Parrimuto) presentò all’ARTA un piano dettagliato di riperimetrazione della riserva che sostanzialmente individuava la “zona A” nell’area in cui insistono i boschi e individuava un’area di rispetto “Zona B” intorno a queste fasce boschive per un totale di non più di 1500 ettari di territorio. Perché l’ARTA non ha minimamente tenuto conto delle osservazioni del Consiglio Comunale allorché sì è provveduto a questa nuova riperimetrazione?
La riserva, estendendosi su una superficie di 3 mila ettari, costituisce più del 30% del territorio di Niscemi essendo lo stesso di soli 9 000 ettari. Se si aggiunge la parte di territorio che ricade nella Zona di Protezione Speciale (ZPS) del Biviere di Gela questa percentuale è abbondantemente superata. Ci sembra troppo per una cittadina che fonda la sua economia sull’agricoltura. Se da un lato si é guardato all’interesse nazionale e regionale al fine di tutelare il più importante relitto di sughereta-lecceta esistente nella Sicilia centrale, non si è probabilmente tenuto conto del danno economico che l’istituzione della riserva su un area cosi vasta avrebbe e potrebbe arrecare all’economia di Niscemi.
Aggiungiamo che se vi è una logica nello stabilire che non è possibile sottoporre a questo tipo di regime vincolato più del 30% del territorio di una provincia, occorrerebbe spiegare su quale logica sia possibile allora vincolare più del 30% del territorio di un Comune.
L’ultima osservazione riguarda l’origine e la storia di questo lembo di terra. Un tempo (secoli fa) in queste contrade vegetava rigogliosa la più grande sughereta della Sicilia centrale. Purtroppo nel corso degli anni, lo sfruttamento incontrollato, gli incendi dolosi, i disboscamenti senza criterio e il pascolo abusivo hanno ridotto notevolmente l’area boschiva. Ma oggi occorre prendere atto che i boschi del comune di Niscemi hanno una superficie valutabile intorno ai 700-800 ettari. Allora perché estendere la riserva su di una superficie di 3 mila ettari includendovi larghi appezzamenti di terra di proprietà privata coltivate ormai da diversi decenni a oliveti, mandorleti, vigneti dagli agricoltori Niscemesi istaurando un regime di vincoli e divieti che limitano, di fatto, il diritto di proprietà?
Se siete proprietari di terre che ricadono nel nuovo perimetro della riserva (visionabile presso il comune), potete rivolgervi all’avv. Ennio Adamo che ha messo a disposizione gratuitamente un modello di ricorso da presentare all’Assessorato Regionale Ambiente e Territorio entro il 7 Aprile 2008.