
Giorno 30 maggio ricorre il trigesimo della tragica scomparsa della nostra concittadina Lorena Cultraro. Tale ricorrenza ci induce a rinnovare ed approfondire quelle riflessioni, amare e dolorose, che ciascuno di noi ha certamente effettuato allorché si è venuti a conoscenza dell'efferato crimine del quale essa è stata vittima. Crimine che, proprio perché verificatosi nel nostro paese, ci ha toccati ancor più da vicino che se fosse avvenuto altrove, spingendoci a chiederci come mai ciò sia potuto accadere nella nostra comunità, se vi siano delle responsabilità della stessa e come si debba rispondere di fronte ad un simile evento.
Interrogativi, questi, che io, proprio perché membro di tale comunità, mi sono posta e mi pongo. E ciò anche in considerazione dei diversi ruoli che rivesto.
Anzitutto, mi sono chiesta, in quanto donna, se oggi l'uomo abbia davvero rispetto e considerazione della nostra dignità di donna, del nostro corpo per quello che è e che rappresenta, della sua inviolabilità, del nostro valore. O se, piuttosto, nonostante la tanto affermata emancipazione femminile e l'assunzione, da parte delle donne, di consapevolezza del loro valore, l'uomo le consideri ancora, come in passato, e forse ancor più del passato, mero oggetto di godimento e di sfruttamento, anche psicologico.
E questo è un interrogativo che sorge spontaneo ove si considerino i mille episodi di violenza, fisica e psicologica, di cui sono vittime anche le ragazzine, come appunto nel caso in oggetto, ed anche in ambiti, come quello familiare e scolastico, che dovrebbero invece rappresentare, per la funzione che sono chiamati a svolgere, un luogo protetto e sicuro. Episodi dei quali si viene a conoscenza ormai pressoché quotidianamente, allorché si accende la TV e si seguono i vari telegiornali.
Ed allora, in quanto madre e, dunque, educatrice, io mi chiedo se davvero noi genitori siamo in grado di trasmettere ai nostri figli quelli che sono i valori veri e fondamentali della vita, in assenza dei quali essi si trasformano da esseri umani al rango di “bestie” o, come ha giustamente affermato il padre di Lorena, a quello di “mostri”. Perché solo così possono essere definiti quei ragazzi che hanno massacrato la povera Lorena, senza valutare che si trattava di una vita umana, di un fiore. E senza tantomeno valutare il dolore atroce che il loro insensato gesto avrebbe provocato in quei poveri genitori. Dolore che diviene, se possibile, ancora più struggente, quasi da togliere il fiato, ove solo si voglia immaginare l'orrore, lo strazio, l'angoscia provata da Lorena in quei terribili momenti della sua uccisione, tanto da indurla a supplicare invano i suoi aguzzini di risparmiarle la vita.
A quei genitori, perciò, l'intera comunità di Niscemi deve stare vicino, esprimendo, con le parole e con i fatti, tutta la sua solidarietà. E ciò non solo oggi, nell'immediatezza del fatto, ma anche per l'avvenire, considerando anche che ciò di cui loro sono state vittime può purtroppo riguardare in futuro ciascuno di noi.
E difatti, chi di noi genitori, in questa società, può stare tranquillo, non temere per i propri figli, per le amicizie che loro frequentano, per le attività che svolgono al di fuori delle mura domestiche. Chi di noi può essere certo, non solo che i propri figli operino bene, ma anche che non siano vittime di malvagità o di violenze da parte anche di coetanei.
Questi interrogativi devono indurci ad attivare ed apprestare gli strumenti idonei affinché i nostri giovani vivano e crescano in una società migliore.
Ciò lo affermo anche in qualità di ex Fidapina e socia LIONS di Niscemi. E difatti, questo, come gli altri clubs che operano nella nostra cittadina ed altrove, possono e devono certamente contribuire, predisponendo adeguate attività, ad offrire ai giovani delle alternative concrete ala loro “noia” e al vuoto che spesso essi sentono. E ciò vale, in special modo, in un paese, come Niscemi, dove purtroppo, così come hanno sottolineato i mezzi di comunicazione in occasione del crimine di cui i discute, i giovani dispongono di poco, mancando centri di ritrovo, cinema, od altre attività ricreative ed educative delle quali gli stessi hanno bisogno.
L'augurio che, dunque, in conclusione di tale riflessione io rivolgo, a me ad ai miei concittadini, è che questa tristissima vicenda che ci ha così profondamente e da vicino colpiti non resti sterile, fine a sé stessa, ma costituisca lo spunto ed il punto di partenza per operare una rinnovazione morale e pratica della nostra comunità, impegnandoci ciascuno di noi, nel nostro ambito, ad attivarci affinché ciò avvenga ed affinché non si ripeta mai più ciò che è avvenuto.
Credo che solo così possiamo onorare la memoria di Lorena, darle quel tributo che Essa merita e forse lenire, sia pure in piccolissima parte, il dolore immenso dei suoi familiari. Ad essi, credo di poter affermare in nome di tutta la comunità niscemese, va la nostra solidarietà, affetto e comprensione umana.
I blogs sono un fenomeno importante dell’Internet odierno, il cosi detto WEB2.0. Molto più di una semplice tendenza, i blogs ed i tools che aiutano a pubblicarli stanno realizzando ciò che a lungo il web ha potuto lasciare prevedere e sperare: permettere facilmente a ciascuno di diventare produttore di contenuto su Internet, senza tuttavia essere un genio delle nuove tecnologie.
I blogs sono a volte presentati, a torto o a ragione, come “il futuro del giornalismo”: è certo che il potenziale dei blogs è importante, in particolare grazie alla moltiplicazione dei “bloggers” nel mondo e al carattere versatile di questi siti. Senza dubbio, c'è un cambiamento profondo nella produzione dell'informazione sul web.
Ma prima di parlare di responsabilità, cerchiamo di capire ciò che è un blog.
“Blog” (o “web-log”) è un sito web personale composto principalmente d’attualità, pubblicate periodicamente, che appaiono secondo un ordine anti-cronologico, più spesso arricchite di links esterni.
Certi blog sono molto vicini ai "giornali intimi", altri raccontano delle lunghe storie immaginarie. Esistono infine anche i blogs tematici dedicati ad argomenti precisi che alternano fatti e attualità raccolte sul web o nei circoli frequentati (vi fa pensare ad un blog in particolare?).
Generalmente, un blog permette di reagire al contenuto pubblicato, creando un forum permanente.
Per definizione e per essere attrattivo, un blog deve essere aggiornato spesso. Questa attività richiede un tool di pubblicazione dinamica che automatizzi la gestione del sito. Per fortuna, questi strumenti sono perfettamente adattati ai nuovi bloggers, cosa che spiega in parte il successo dei blogs.
Non è necessario essere un asso della programmazione per pubblicare un’informazione e vederla immediatamente messa a disposizione sul web:
· si scrive il proprio testo in una zona ad hoc,
· si preme sul bottone “pubblicare” e
· l'articolo appare nel sito, con il giorno e l'ora della sua redazione ed il nome del suo autore.
I testi si piazzano automaticamente in ordine anti-cronologico: il più recente si fissa in cima della pagina, i più vecchi sono relegati negli archivi pur restando accessibili.
Per principio, il blog è un sito che rispecchia il suo autore che, secondo il suo umore, può completamente decidere del formato, tanto sulla forma (frequenza degli aggiornamenti, lunghezza dei testi, illustrazioni…) che sul fondo (attualità, news, prese di posizione…). D'altra parte, per non lasciare l'utente inattivo, i blogs permettono di commentare, criticare o completare i contenuti.
Ma, proprio sul contenuto, alcuni articoli possono essere offensivi o diffamatori ed è precisamente in questo caso che ci si pone la questione della responsabilità relativa alle opinioni espresse in questi siti.
La semplicità d'utilizzo dei blogs dà la possibilità a chiunque di aprire dibattiti accessibili a tutti gli internauti. In questo modo, pero’, il rischio d'abuso alla libertà d'espressione è moltiplicato, il web può fungere da cassa di risonanza che permette a voci di amplificarsi e (delle volte) arrecare pregiudizio.
La giurisprudenza dice: chiunque pubblica o ha creato un servizio nel quale un articolo può essere visualizzato, deve esercitare un controllo sul contenuto pubblicato. Egli potrà vedere la sua responsabilità impegnata sia a titolo d'autore, che di direttore di pubblicazione.
Bisogna specificare, comunque, che la responsabilità penale è sempre "personale", pertanto ognuno è responsabile personalmente di quanto scrive. Anche nel caso di blog collettivi, è il singolo autore a rispondere dei propri scritti, non
Ciò vale anche per i commenti inseriti dai terzi, anche se elaborati in forma anonima, poiché la responsabilità penale è, appunto, personale e non può essere direttamente perseguito il proprietario di un blog per un commento inserito da un visitatore.
Il proprietario del blog sui cui il commento viene inserito sarà, caso mai, responsabile della negligenza di controllo ovvero per la mancata rimozione del commento.
Responsabilità per negligenza. Nel caso di post su blog collettivi o di commenti che ledono diritti o immagine e dignità di terzi, il proprietario del blog non è responsabile personalmente dello scritto/commento lesivo, come dicevamo nel precedente paragrafo, ma può essere giudicato per il mancato controllo (negligenza) e/o la mancata rimozione di tale testo.
Diversi esempi, il più noto riguarda Wikipedia, mostrano come sia difficile dimostrare un caso di negligenza. Infatti si è obbligati a ritirare il contenuto da un blog se quest'ultimo apparisse “ovviamente” illecito. Ma non è “ovvio”, anche per un magistrato, qualificare un danno alla privacy oppure una diffamazione. In pratica, solo il contenuto apertamente pedo-pornografico denunciato ad un sito può essere considerato come ovviamente illecito e costringere il blog a ritirarlo.
E’ chiaro che con il prosperare del web2.0, cioè blogs, siti di condivisione video o enciclopedie collaborative, dove il contenuto è essenzialmente alimentato dai loro utenti, abbiamo bisogno di un nuovo regime giuridico di responsabilità. Nell’attesa, le vittime di danni ai loro diritti non sono tuttavia private di giustizia poiché possono agire direttamente contro gli autori delle opinioni controverse dei quali il sito deve normalmente avere i dati d'identificazione.